sabato 15 novembre 2008
Chiarificazione...
IL DIRITTO ALLO STUDIO.
Questa giornata infatti è ormai da anni una ricorrenza a Sassari, e nel 2008 assume una valenza particolare visto che l'istruzione in tutte le sue articolazioni si trova sotto attacco e sotto minaccia di smantellamento.
Non si ha dunque l'intenzione di scendere in piazza con le uniche motivazioni di andare contro figure istituzionali, ma ciò che ci spinge a portare ancora una volta le nostre ragioni in strada è la consapevolezza di avere il diritto a un'istruzione che sia pubblica, di qualità, antifascista, non omofoba e non sessista,popolare e gratuita.
Appuntamento dunque lunedì mattina alle h 09:00 in pzza d'Italia.
Rivendichiamo.
Giornata internazionale per il diritto allo studio
ANCORA UNA VOLTA TUTTE/I INSIEME
ci troviamo in piazza, anche in vista delle manovre governative, per urlare a squarciagola che l’istruzione è un diritto ad essere e così deve continuare!
17 NOVEMBRE
GIORNATA INTERNAZIONALE PER IL DIRITTO ALLO STUDIO
per un’istruzione, gratuita, popolare, di massa, non sessista, non omofoba, laica, antifascista, sarda
MANIFESTAZIONE
ore 9:00 PIAZZA D’ITALIA
MANIFESTAZIONE
ore 17:00 P.ZZA S. MARIA
ore 20 nella Facoltà di Lettere e Filosofia assemblea generale e tavoli di lavoro
Coordinamento studenti medi
Coordinamento genitori
Coordinamento scuole Sassari
Coordinamento studenti universitari
venerdì 14 novembre 2008
Le nuove mosse
Domani l'Accademia delle Belle Arti di Sassari sarà attiva già dalla prima mettina. Saranno organizzate dagli artisti dell'accademia un gran numero di attività interessanti, dalle 09.00 fino a rimpire tutta la giornata: esposizioni, workshop, assemblee e proiezioni. Partecipiamo numerosi a quella che sarà di sicuro una bellissima giornata di protesta.
17 NOVEMBRE. GIORNATA INTERNAZIONALE DEL DIRITTO ALLO STUDIO.
Concentramento in Piazza d'Italia con arrivo in Piazza Università. Le manovre governative sono un ulteriore motivo per partecipare a questa giornata che vede mobilitazioni in tutte le nazioni. Abbiamo il diritto di istruirci, tutti. Abbiamo diritto di non sudare sangue per farlo. Abbiamo il diritto di avere un'istruzione di qualità, libera, laica, antifascista, non sessista, non omofoba, sarda! Abbiamo diritto all'accesso all'istruzione. Manifestiamo insieme e la sera alle 18 venite in facoltà a esporre idee, concetti, opinioni all'assemblea generale che si terrà nell'anfiteatro e ai tavoli di lavoro che seguiranno l'assemblea plenaria.
Informiaci, Ragioniamo, Distruggiamo l'ignoranza che ci opprime e ci tappa gli occhi.
IL SAPERE E' LIBERO. IL SAPERE E' LIBERTA'.
lunedì 10 novembre 2008
Documento Del Tavolo Politico
DEI DIRITTI DEGLI STUDENTI
DELL’UNIVERSITA’
E DEGLI SPECIALIZZANDI PER L’INSEGNAMENTO
Documento stilato in assemblea pubblica permanente
da un comitato di studenti rappresentativo dell’Università di Sassari
***
Sassari, 30 Ottobre 2008
SCUOLA PUBBLICA, LAICA, DI MASSA, GRATUITA, ANTIFASCISTA
L’università pubblica, in questi ultimi due decenni, ha subito un attacco indiscriminato e violento contro tutti i suoi capisaldi. In ultimo, il decreto legge 137/08, cosiddetto "riforma Gelmini", nell’ambito di un esplicito programma di tagli e riduzione di spesa pubblica motivato principalmente dalla crisi del capitalismo, apre la strada a scenari di devastazione del sistema universitario italiano introducendo misure drastiche quali la privatizzazione delle istituzioni formative universitarie (e non solo, grazie alle estensioni del disegno di legge Aprea) e il blocco del turn-over per quanto riguarda l’assunzione di nuovi ricercatori.
Siamo convinti che l’Università e la ricerca siano il motore dello sviluppo della società, o che lo dovrebbero essere. Grazie all’introduzione di un sistema classista ed elitario, di cui la riforma Gelmini è punto di arrivo di un annoso percorso reazionario, gli atenei, da luogo di formazione e di crescita dell’individuo e della società si stanno trasformando in una istituzione per classi ricche e già detentrici di privilegi e potere, aumentando le discrimanazioni e il divario tra le classi sociali italiane. Questo è inaccettabile, e il movimento studentesco non retrocederà di un passo dalle posizioni che rivendichiamo in questo documento.
I principi sui quali orientiamo la nostra argomentazione sono quelli basilari sui quali si deve imperniare una società che si voglia definire civile. l’Università deve essere:
Laica: il rispetto di ogni cultura presuppone la non imposizione di vedute di parte, quali esse siano. Con questo valore ci riferiamo non solo alla totale estraneità -rispetto a una società evoluta- di visioni clericali e oscurantiste all’interno dell’insegnamento, ma a qualsiasi imposizione di posizioni precostituite come violenza sul singolo (non in ultimo alle ammuffite impostazioni di stampo patriarcale, sessiste e discriminatorie che costituiscono il tradizionale impianto del modello educativo clericale e fascista).
Pubblica e di massa: il sapere è di tutti. E’ la base della nostra cultura, e fonda il nostro modo di vivere. Per questo motivo, non può e non deve essere in mano a pochi, ma deve essere gestita e amministrata dalla più ampia componente sociale, con criteri di trasparenza ed equità.
Gratuita: lo Stato si deve fare carico, come da mandato costituzionale, di assicurare ad ogni persona lo sviluppo completo della sua personalità. La gratuità della formazione superiore è componente essenziale di questa prospettiva, e non se ne può prescindere: uno stato che non investe nell’istruzione è uno stato fascista.
Antifascista: il Coordinamento rifiuta e combatte il fascismo, i suoi metodi e i suoi principi, nella sua forma tradizionale e in tutte le sue emanazioni e derivati, dichiarate o larvate che siano. Riteniamo che il fascismo, per tutto ciò che ha storicamente rappresentato e che ancora rappresenta, tramite il pensiero e soprattutto le azioni dei suoi esponenti odierni, sia un fenomeno nel suo complesso incompatibile con qualsivoglia principio di società civile e progredita, un’espressione delle frange più retrograde, violente e antidemocratiche della classe dominante, e perciò non sia possibile concedergli spazio e cittadinanza in questa Repubblica. Denunciamo con forza tutti i tentativi da parte dei governi, apparentemente anche non di ispirazione fascista, di servirsi dell’azione squadrista per reprimere le lotte di studenti, lavoratori, immigrati e ogni altra classe o categoria che combatta per la propria dignità e libertà, così come denunciamo la demagogia fascista nel tentativo di infiltrarsi e compromettere la credibilità della lotta degli studenti contro questa riforma iniqua e vergognosa, che dà il colpo di grazia a un’istruzione che vogliamo diversa da sempre.
L’assemblea degli studenti, tenendo fede ai principi generali appena esposti, ha deciso articolare nei seguenti punti una strategia di lotta contro questo piano di riforma osceno voluto dal Governo Berlusconi.
Partecipazione democratica studentesca:
lo studente è parte in causa nell’organismo universitario, ne è componente primario e determina in maniera partecipata e democratica le sue strutture e i suoi ordinamenti. Per questo motivo, la democrazia universitaria si declina in due organismi primari:
Assemblee plenarie, che deliberano a maggioranza del 70 % degli immatricolati su argomenti di primaria importanza, sia dal punto di vista logistico-amministrativo che didattico.
Rappresentanza studentesca: ogni corso di laurea avrà un rappresentante studentesco ogni dieci immatricolati, il cui mandato sarà biennale e revocabile dopo due assenze ingiustificate dagli organi di appartenenza, che è tenuto a rappresentare gli studenti del proprio corso solo per materie di ordinaria amministrazione.
Corso di formazione per l’insegnamento:
- Avviamento di un corso di formazione por docenti che rimpiazzi la SSIS. Vogliamo che l’insegnamento secondario continui ad essere una prospettiva di lavoro possibile. Ma questo nuovo istituto deve essere centrato sulle attività di tirocinio e sullo studio essenziale di discipline pedagogiche e psicologiche, non deve durare più di un anno e deve essere retribuito.
Aggiornamento dei programmi e istituzione di cattedre nel rispetto di storia, lingua, letteratura e cultura che caratterizzano il popolo sardo. Pretendiamo che la lingua, la letteratura, la storia e la cultura sarda siano presenti a tutti i diversi livelli di istruzione al pari della lingua italiana.
Eliminare tutti i presupposti normativi della riforma Gelmini a partire dall’autonomia finanziaria: chiediamo l’abolizione secca di ogni tappa del processo di attacco, squalificazione, depotenziamento e svendita ai privati e ai loro modelli educativi -basati su divinità metafisiche o in formato cartamoneta- contro l’istruzione pubblica e i valori fondanti della Repubblica.
Il Coordinamento degli Studenti di Sassari, riunitosi in data 29 ottobre 2008 nella Facoltà di Lettere e Filosofia, ha redatto il seguente documento contenente il progetto per una Università Pubbllica, di Massa, Laica, Libera, Gratuita e Antifascista.
Il coordinamento ha elaborato una serie di proposte che si articolano nei seguenti temi:
AUTONOMIA
• Lo Stato deve garantire, sulla base del numero degli studenti iscritti in ogni singolo ateneo, l’integrale finanziamento della formazione universitaria. Altrettanto deve avvenire riguardo all’istruzione primaria e secondaria. Per il volume dei fondi che richiede il sostentamento di queste istituzioni, il loro finanziamento è impossibile, se si intendono applicare i principî che proponiamo, con i soli contributi di enti, singoli, associazioni, fondazioni e società private del territorio.
• Deve dunque esistere:
a) una distribuzione proporzionale e ugualitaria delle risorse umane (qualità e numero della classe docente) in tutti gli atenei pubblici italiani;
b) una distribuzione proporzionale e ugualitaria dei finanziamenti a ogni singolo ateneo;
ECONOMIA
• Lo Stato è un patrimonio comune, come tale non deve sostentare in alcun modo, palese o travisato, strutture e iniziative private, meno che mai nel campo dell’istruzione ove opera un esplicito divieto costituzionale. Il suo scopo è quello di assicurare e di potenziare l’efficienza e la qualità delle istituzioni pubbliche, come l’Università.
• Lo Stato deve rimuovere le barriere di ordine economico e sociale che impediscono a chiunque di accedere a qualsiasi livello di formazione.
• Lo studio è un diritto universale. Le tasse e i contributi devono essere completamente rimossi.
DIDATTICA
• L’eccellenza delle Università Pubbliche è un valore primario che deve essere tutelato e salvaguardato in ogni singolo ateneo.
• La creazione di poli d’eccellenza è discriminante nei confronti di ogni altra sede disagiata (geograficamente e socialmente); quindi non deve essere contemplata dalla formazione universitaria pubblica.
• Deve essere completamente abolita la formula del 3 + 2 (triennio di base più biennio magistrale) e ripristino dei corsi di laurea con percorso unico e specialistico, perché abilitanti direttamente alla professione di cui gli stessi sono propedeutici.
• Abolizione dei crediti formativi (CFU), in quanto la conoscenza e la preparazione non sono quantificabili ma verificabili e giudicabili dai docenti preposti.
sabato 8 novembre 2008
Piccola Grande Assemblea..
Ora tutti gli interventi li vogliamo sentire il 17 novembre alla manifestazione per il diritto allo studio.
La gente deve sentire quelle belle cose. La gente deve prendere coscienza.
Un sunto della Piccola Grande Assemblea: NON FERMIAMOCI. Nonostante ciò che dice il governo, i tagli ci saranno, diluiti nel tempo al massimo, ma ci saranno. E se anche ci ripensassero, non ci fermeremo comunque. Dopo aver trovato un metodo stabile di preparazione dei bimbi (probabilmente il migliore al mondo)non lo lasceremo disfare.
Siamo pronti a riunirci per togliere fuori le proposte. Lo faremo. Ieri ne sono già uscite molte. Non c'è che d'aver pazienza.
Intanto lunedì 10 assedieremo le facoltà con il nostro documento, non con uno fatto da qualche partito. Con quello degli studenti.
venerdì 7 novembre 2008
All'orizzonte..
Oggi alle 9.30 in Piazza D'Italia vi aggiorneremo su ciò che sta combinando il nostro governo, ciò che ha già fatto e ciò che ha intenzione di fare. Faremo una piccola assemblea e discussione. Alle 11.30 poi ci saranno le lezioni in piazza con i docenti di Lettere e Filosofia.
Lunedì 10 saremo in ogni facoltà con dei banchetti per spiegare i punti del documento e per prendere le vostre proposte. Ricordate sempre che il nostro movimento è partito da normali studenti. No partiti, No sindacati. Solo gente scocciata da ciò che sta accadendo. Il vostro aiuto è fondamentale per fare qualcosa di concreto, qualcosa a cui partecipino tutti.
Il 14 Novembre poi ci sarà una mobilitazione nazionale universitaria. Vi faremo presto sapere cosa si farà a Sassari.
17 NOVEMBRE. GIORNATA MONDIALE PER IL DIRITTO ALLO STUDIO. Presenteremo (speriamo) il documento propositivo che tenderà le linee generali per l'organizzazione futura del sistema scolastico. Vogliamo una scuola Pubblica, Di Massa, Gratuita, Laica, Antisessista, Antifascista, Democratica e Sarda! Faremo una manifestazione..speriamo sempre più numerosa. Il diritto allo studio è il diritto a essere liberi, la libertà di avere un pensiero autonomo, un pensiero critico, un'intelligenza.
domenica 2 novembre 2008
Riassunto del documento - Tavolo di Lavoro sulla lingua e cultura sarda
Il tavolo di lavoro sulla questione sarda tenutosi il 30 ottobre alla Facoltà di Lettere autogestita è stato interessante sotto molteplici aspetti. Hanno partecipato alla discussione molti studenti, lavoratori, insegnanti e sindacalisti che hanno deciso di continuare a mantenere in vita il tavolo. Gli interventi sono stati diversi e naturalmente le posizioni in campo sono molte, talvolta anche contraddittorie tra loro e difficilmente sintetizzabili, almeno su un piano squisitamente politico. Ma il tavolo ha raggiunto un pieno accordo su alcune linee guida che credo di poter sintetizzare così:
Questione linguistica: Rivendicare piena dignità alla lingua sarda, nella ricchezza di tutte le sue varianti, anche se non è un atto di per sé indipendentista, va certamente nella direzione di una affermazione più piena di sovranità e di consapevolezza del popolo sardo. Parlare sardo, scrivere in sardo, pensare in sardo, sognare in sardo significa dare dignità alla nostra lingua dopo 50 anni di repressione linguistica, eliminare le discriminazioni di fatto che esistono per i sardi madrelingua, rispondere ad un principio pedagogico della scuola per l’infanzia quale quello di valorizzare e non reprimere l’habitat linguistico e sociale di appartenenza dei bambini, arginare e combattere la fossilizzazione, la marginalizzazione e la folklorizzazione della lingua e della cultura sarda oggi relegate alla sfera dei sentimenti e della commercializzazione turistica.
Ruolo della scuola e dell’Università nel tessuto sociale sardo: La scuola e l’Università sarde oggi sono tutto tranne che «sarde». Essa infatti è del tutto slegata dal contesto storico, sociale, linguistico, artistico e produttivo della nostra terra. È necessaria una loro profonda riforma; in particolare esse devono dare vita ad un’ampia produzione scientifica bilingue e ripristinare un legame organico con le questioni e i problemi che icaratterizzano la nostra terra.
Cultura sarda e modernità. Oggi la cultura moderna non è in sardo! La scuola e l’Università devono essere all’avanguardia nel fronteggiare il processo di rimozione-fossilizzazione della cultura dei sardi e ripristinare la comunicazione fra la cultura popolare, ancora viva, e la ricerca scientifica.
Lavoro. Una scuola e una Università sarde così concepite sarebbero utilissime alla ripresa economica della nostra economia attualmente in forte crisi. Una volta ripristinato il rapporto fra istruzione e contesto sociale, antropologico e produttivo sardo, i diplomati e i laureati sardi tornerebbero ad essere una risorsa per la comunità sarda e non sarebbero più costretti ad emigrare.
Questione sarda e riforma Gelmini. La riforma Gelmini avrà un impatto devastante non solo sulla scuola, ma anche e soprattutto sull’intera società sarda. Favorirà l’accelerazione dello spopolamento delle zone interne condannando definitivamente decine di paesi. Le Università sarde faticheranno poi a trovare industriali e capitalisti disponibili a finanziare la loro trasformazione in fondazioni e gli studenti sardi che vorranno avere una istruzione universitaria di qualità dovranno emigrare in continente.
Cristiano Sabino, coordinatore del Tavolo di studio sulla questione sarda
Assemblea generale indetta dai sindacati
Docenti, studenti e personale
dell’Università di Sassari
partecipiamo tutti alla
ASSEMBLEA
in P.zza d’Italia
lunedì 3 novembre
dalle 11.30 alle 14.00
Dov’è la riforma? Noi vediamo solo tagli:
Tagli al personale docente e non docente: per ogni 5 che vanno in pensione solo un nuovo assunto, tagliano il futuro dei nostri giovani ricercatori e lavoratori precari, assicurano così minor qualità della didattica e meno servizi
Tagli alle spese di funzionamento: il Fondo di finanziamento ordinario che si ridurrà di 1/3
Tagli alle retribuzioni del personale: mancano i soldi per il rinnovo del biennio contrattuale, si riduce il salario accessorio, si tassa la malattia
Tagli alla programmazione triennale e al finanziamento dei Prin (progetti di ricerca d’interesse nazionale)
Tagli al diritto allo studio: diminuiscono i fondi per alloggi, sport….ecc., ma non ci sarà più limite all’aumento delle tasse per gli studenti
e
Possibilità per le Università di trasformarsi in Fondazioni: privati nei Consigli di amministrazione e dipendenti il cui rapporto di lavoro si avvia a diventare privatistico
Insomma
VOGLIONO UNA UNIVERSITA’
SOLO PER RICCHI
Dove sono i diritti garantiti dalla Costituzione di libera e pubblica istruzione per tutti, di libera ricerca, di assenza di discriminazione sociale ed economica?
È stato richiesto il permesso sindacale
Ecco l'articolo del Coordinamento pubblicato sul sito del Manifesto Sardo
Come quasi tutte le città di Italia, anche Sassari ieri ha visto le sue vie riempirsi di una fiumana di persone che manifestavano il loro dissenso contro la politica di questo governo che mira a soffocare(neanche tanto dolcemente) l’istruzione pubblica in tutti i suoi gradi. Ed era infatti un corteo,organizzato dal Coordinamento degli studenti universitari e il Comitato dei genitori di Sassari, composto da tutte le articolazioni sociali quello che ieri ha sfilato in barba alla pioggia battente: gli studenti,medi e universitari,si sono radunati in Piazza Università,che già alle 09:00 del mattino strabordava di ragazzi festosi ed energici,nonostante la tragicità di ciò che li ha portati a manifestare.
Alle 09:30 il corteo si muove, aperto da uno striscione che riassume nel suo spirito gli altri numerosissimi che lo seguono: ”l’istruzione è un diritto,ascoltarci un dovere”. Una volta giunti all’ altezza dei giardini pubblici in viale Mancini, il corteo è abbondantemente integrato dal mondo delle scuole primarie, accorse anche da tutta la provincia: bambini che non sono andati a scuola,ma che neanche sono rimasti in pigiamino a casa a guardare i cartoni animati,per mano ai loro genitori, arrabbiatissimi ma soprattutto informatissimi,alle loro maestre e maestri che a detta dei loro piccoli alunni “sono già unici”. Dietro questa colorata e gioiosa rappresentanza(anche se si direbbe siano la netta maggioranza) del mondo della scuola primaria, partiti e associazioni sindacali,quei pochi che non si sono uniti al milione di Roma. Non sono inoltre mancati docenti, delle scuole superiori e delle università, cittadini e ultraottantenni che si mescolavano ai più giovani.
Quella di Sassari dunque era una manifestazione che non aveva nessun “cappello”,ma solo ombrelli e k-way, armi di riparo contro un cielo dispettosissimo (uno degli slogan ironici era: “contro la pioggia dei padroni 100,1000 manifestazioni”) sferrate da singole persone che si ritrovavano ad unire la propria voce con quella degli improvvisati compagni di marcia, in virtù dello scempio che si sta facendo dell’istruzione che, come si sentiva ripetere spesso fra le fila del corteo,è di tutti.
Si arriva nel salotto sassarese di Piazza di Italia alle h 11:00,quando l’acqua è già abbondantemente caduta sulle teste testarde dei manifestanti, ma che continua a venir giù indifferente delle migliaia di persone che vogliono farsi ascoltare,e che le costringerà alla ritirata una mezz’ora più tardi. Sono almeno 15.000, e forse anche 20.000, quelle che ieri hanno “brulicato” fra le vie del capoluogo di provincia. Un successo straordinario che mancava da moltissimo tempo nella Città, e soprattutto un’ulteriore conferma dell’impopolarità dei famigerati decreti (ormai legge) 133 e 137.
La giornata di mobilitazione però non si chiude così. Nella facoltà di Lettere e Filosofia infatti, alle h 18:00, prende il via quella che è la continuazione ideale della manifestazione; una notte in bianco (fino alle 24:00) che ha un preciso significato: in un momento in cui l’università rischia di doversi chiudere a riccio (e così sarà se le cose non cambieranno) , e diventare accessibile solo a coloro che ne avranno le possibilità economiche, la facoltà di Lettere spalanca i battenti e diventa un luogo di fermento di cultura,arte e discussione, riappropriandosi di quelle caratteristiche che dovrebbero appartenere ad ogni struttura universitaria, che non può e non deve essere solo un luogo di lezioni cattedratiche e di terrorizzanti esami. Un occhio di riguardo è per i bambini,accolti da un tavolo di torte rigorosamente ”fatte in casa”e succhi di frutta, e che grazie a clown, lavorazione di argilla (un corridoio diventa una caverna preistorica) e laboratori musicali sperimentano un tipo di didattica “circolare” ed antiautoritaria. Ci sono poi installazioni, che attraverso strutture incellofanate e “scotchate” ruotano sulla metafora di un’università congelata; spettacoli di danza e musica; ma quello che segna davvero una nota positiva (e per questi tempi innovativa) è la partecipazione che si è avuta nei tavoli politici di discussione,che si sono svolti in contemporanea alle altre attività più “leggere”. I punti che sono stati affrontati hanno riguardato le questioni che più problematicità avevano sollevato durante le riunioni del Coordinamento in cui si stilava il documento sull’Università: uno sulla questione sarda, uno sull’antifascismo. E’ stato davvero confortante ritornare a vedere una gran quantità di persone che, nell’era della comunicazione veloce e impersonale, discutevano e mettevano sul tavolo le proprio idee,che si guardavano negli occhi e si confrontavano, senza particolari finalità.
Quello che è emerso dalla giornata di ieri, è che non si ha il coraggio di stare con le braccia conserte, ma che c’è un bisogno di prendere parte attiva in un processo ormai duraturo da decenni che ci conduce verso un mondo peggiore, grigio, ingiusto, classista e autoritario(fascista in senso rinnovato?). La mobilitazione continua, e continuano a lavorare le tante menti che hanno portato alla protesta di ieri, con uno sguardo che non si ferma solo all’Università, ma consapevole che se si vuole davvero andare nella giusta direzione quest’onda deve travolgere tutto e tutti.
Valentina
Per il coordinamento degli studenti universitari di Sassari.
Università: vittoria parziale del movimento?
ULTIMORA: Paolo Bonaiuti smentisce che ci sia un ripensamento del governo. La riforma Gelmini dell’Università che presentiamo nell’articolo qui sotto va avanti.
Silvio Berlusconi starebbe pensando di imbrigliare Mariastella Gelmini e frenare sulla Riforma che sarebbe stata approvata per Decreto Legge la prossima settimana? E’ quanto si evince dal servizio di SkyTg24 qui sopra e dal pezzo di Claudio Tito a p. 7 di “Repubblica” di oggi (richiamo in prima). Riguarda la riforma annunciata in settimana dalla Gelmini e che sarebbe stata cotta e mangiata convertendola in DL nel prossimo Consiglio dei Ministri (con cosette di poco conto come l’abolizione del valore legale del titolo di studio). Sarebbe una prima vittoria parziale dell’ONDA, il movimento studentesco che ha preso forza in questi giorni fino a preoccupare un governo che fa della gestione mediatica del consenso un aspetto fondamentale.
Secondo le indiscrezioni vi sarebbe stato un rinvio a momenti migliori dettato proprio da Silvio Berlusconi (con il parere decisivo di Gianfranco Fini che avrebbe insistito in merito) per evitare una temuta saldatura definitiva tra scuola e università. Fino a metà settimana proprio Berlusconi dichiarava di non temere l’autunno caldo tanto da appoggiare l’annuncio della riforma da parte della Gelmini. Il rallentamento invece sarebbe un inizio di delegittimazione del gruppo dei talebani di Forza Italia, di Mariastella Gelmini, che finora aveva avuto campo libero, ma in misura minore anche di Renato Brunetta e perfino di Giulio Tremonti.
Saranno le prossime ore a dirci se quest’indiscrezione sarà confermata o se il governo sceglierà di nuovo lo scontro frontale sull’Università che viene vista come un ridotto della sinistra sul quale esercitare politiche dure guadagnando consenso facile nell’opinione pubblica di riferimento.
Ma in cosa consisteva (o consisterà) la Riforma che avrebbe inciso durissimamente sulla vita delle Università pubbliche dopo i tagli economici già passati con la Legge 133? I contorni sono chiarissimi:
1) Fine del valore legale del titolo di studi. E’ una riforma di portata storica e di valore amplissimo, che, comunque la si pensi, non può essere certo approvata per decreto ma con un intenso dibattito nel paese.
Nonostante nei prossimi anni si terranno un numero limitatissimo di concorsi in tutte le pubbliche amministrazioni, locali e nazionali, immediatamente il valore delle lauree del 70-80% degli atenei calerà e quelle del resto crescerà. Alcune Università o Facoltà di sedi periferiche saranno immediatamente frequentate solo da chi non si può permettere alternative e saranno ridotte, se sopravviveranno, all’inedia, senza più alcuna possibilità di fare ricerca scientifica. Quelle che non avranno i numeri saranno brutalmente chiuse.
E’ un cambio di paradigma enorme tutto interno al campo neoliberale. Meno di dieci anni fa era proprio la CONFINDUSTRIA che teorizzava il raddoppio delle Università del paese fino a 200 (oggi sono meno di 100) proprio per legarle al territorio e al mondo del lavoro. Adesso il mondo delle Università che la proliferazione di sedi periferiche e spesso improbabili voluto da Confindustria ha dovuto subire, paga le conseguenze.
Fatto sta che l’ammissione ad atenei che verranno considerati di Serie A sarà richiestissima da chi potrà pagare (già la 133 riduce del 60% i fondi destinati al diritto costituzionale allo studio dei capaci e meritevoli) e innescherà un circolo virtuoso (sic) che renderà conveniente ai privati investire o addirittura acquistarle. Voci ripetute vedono già il Monte dei Paschi pronto ad acquistare la plurisecolare Università di Siena. Un esperimento pilota proprio nel cuore della Toscana.
2) Proprio per favorire le privatizzazioni ci saranno importanti agevolazioni fiscali (i teorici dell’economia indicano nelle agevolazioni la forma meno vistosa di privatizzare) ma soprattutto le Università fondazioni erediteranno a costo zero del patrimonio immobiliare delle stesse, una regalia per miliardi di Euro a chi privatizzerà. Come per l’Alitalia e in mille altri casi, anche la privatizzazione delle università in Italia avverrà a spese dell’erario pubblico e corrisponderà al primo comandamento del nostro capitalismo: “privatizzazione degli utili, socializzazione dei costi e delle perdite”.
3) Blocco immediato totale degli attuali concorsi, anche di quelli banditi nel 2007 e 2008. Quando i concorsi riformati riprenderanno nessuno di questi comporterà posti di lavoro a tempo indeterminato. Ciò varrà anche per le progressioni di carriera. E’ una misura unica al mondo che priva in maniera punitiva e ricattatoria il mondo della ricerca italiana di qualunque sicurezza lavorativa. Nonostante le rampanti campagne di disinformazione siete proprio sicuri che un ricercatore a 1.200 euro al mese sia il laido membro di una casta da colpire come viene descritto dai media?
4) GREMBIULATA! Come per il 5 in condotta o il grembiule alle elementari, il tutto sarà nascosto dietro una misura demagogica particolarmente facile per l’opinione pubblica: l’impedimento a parenti di docenti a partecipare a concorsi nelle stesse sedi. Nonostante il nepotismo sia una piaga da sanare nell’Università italiana, in ogni caso non più del 2-3% dei concorsi “orientati” riguarda parenti di cosiddetti “baroni”. Solo una strutturale riforma dei concorsi, ma soprattutto l’immissione di forze fresche nel mondo universitario, potrebbe migliorare le cose. Ovviamente non se ne fa parola. Di nuovo, come per la 133 non vi è alcuna misura costruttiva ma solo distruttiva.
Tutto questo sarebbe (stato) approvato per decreto legge la prossima settimana in consiglio dei ministri. Ma adesso Silvio Berlusconi avrebbe frenato. Se confermata la cosa sarebbe un primo straordinario successo del movimento degli studenti e dei docenti e vedremo se si aprirà la possibilità di dialogare o inizierà una drôle de guerre con il governo in attesa del momento migliore per la stoccata.
A questo punto si conferma l’idea che il bruttissimo pezzo di Raffaello Masci a p. 5 de “La Stampa” di giovedì (quello dei baronetti…) sia stata una volontaria fuga di notizie (una specie di Lago della Duchessa?). Chi scrive ha condotto una piccola inchiesta giovedì scorso che consente con buona approssimazione di supporre che i toni gratuitamente offensivi in un articolo che era una sorta di scoop e in un quotidiano che non è né “Libero” né “il Giornale” fossero proprio una maniera di usare “La Stampa” per testare le reazioni del mondo universitario.
Cosa succederà ora? Senza la presentazione della riforma, che avrebbe indubbiamente rafforzato le proteste, qual’è il destino delle stesse? E qual’è il destino dell’Università? Il governo, con ancora 4 anni e mezzo di mandato davanti, può permettersi di aspettare e giocare con l’Università come il gatto col topo. Magari, come per la 133, per approvarla il 6 d’agosto, quando il movimento sarà di nuovo al mare. In fondo, Mariastella, che fretta c’è?
fonte: www.gennarocarotenuto.it
sabato 1 novembre 2008
Incredibile partecipazione..
Non c'è bisogno di scrivere una parola sulla manifestazione. Guardate bene le foto. E PIOVEVA PURE!!!! Solo per la cronaca, di sicuro abbiamo superato i 10.000 partecipanti. MA ABBONDANTEMENTE. E senza disordine alcuno.
SIAMO STATI GRANDI. OGNUNO DI NOI. TUTTI I 15MILA PARTECIPANTI.
La gente s'è evidedentemente rotta le palle dell'intransigenza del governo.
Grazie mille. Grazie a tutti quelli che hanno deciso che è ora di muoversi. Farsi sentire. E' un nostro DOVERE. Come è loro dovere ascoltarci. Se mancano queste due componenti di bocca (popolazione che parla) e orecchio (governo che ascolta) il potere del popolo si va a distruggersi. E si cade in forme di governo diverse.
CONTINUIAMO A PORTARE AVANTI LA NOSTRA PROTESTA. PACIFICA COME QUELLA DEL 30. NON CI FERMIAMO. DALLA SCUOLA DIPENDE GRAN PARTE DELLA NOSTRA LIBERTA'.
E un ringraziamento importante anche a tutti quelli che hanno partecipato alla "Notte in Bianco". Siete stati grandiosi. Nessuno ha creato problemi. Tutto è andato liscio. I bambini hanno giocato (insieme ai grandi, o meno bambini che dir si voglia), i gruppi hanno suonato, le ragazze hanno ballato, abbiamo fatto la lezione di teatro, la creta, mangiato, bevuto e cantato. Una serata pazzesca.
E un ringraziamento anche a tutto il Coordinamento degli Studenti che ha sudato sangue per questa serata.
Ma tutti questi grazie non devono farci secernere endorfine che rilassano la muscolatura e il sistema nervoso. Ma ADRENALINA. La lotta da quello che dicono non è finita. Anzi.
IL 30 E' STATO SOLO UN PASSO ULTERIORE.
Non mollate. Continuiamo a partecipare alle attività. Ne organizzeremo altre.
E ricordate sempre che il coordinamento è solo una parte di voi. E non voi una parte di noi. Siamo figli di operai, di docenti, precari, laureati nauseati, docenti scocciati..ci siamo tutti!
E vogliamo i pareri di tutti. Lavorare con la gente. Perchè noi siamo gente come voi.
..e a breve vi forniremo le prossime attività..grazie ancora! Siete dei fighi.
